Una autobiografia [intervento site specific]

1.
Mi chiamo Polidori, e sono l'uomo tutto d'oro. Ogni volta che eiaculo creo nuovi mondi.
Sono nato nel Padiglione 90, quello dei bambini; nel senso che sono stato ricoverato sin da piccolo al Santa Maria della Pietà. In seguito, crescendo (quest'anno, il 1985, ho 50 anni), sono stato trasferito al Padiglione 20. Ricordo un gatto morto nell'acqua della grande fontana, mi pare quella davanti alla Direzione: era in avanzato stato di decomposizione, perché era diventato una massa informe. Mi pare di ricordare anche che galleggiava in quell'acqua, e che è rimasto lì per molto tempo.
2.
Ieri l'eterno amico Luca mi ha inviato un sms; mi informava che stava per recarsi al S. Maria della Pietà. Oggi – 9 Ottobre – mi ha telefonato e si è accesa quella memoria implicita che ci permette un
dialogo fluido. Luca mi ha spiegato perché fosse nei giardini del S. Maria della Pietà: una mappatura
soggettiva di quel luogo; una mappatura di memorie e racconti. Ricordava infatti che come giovane
psicologo avevo frequentato l'ospedale psichiatrico per un anno. Ero appunto un giovane psicologo; allora non esisteva un ordine professionale e tanto meno dei tirocini ed avevo deciso di svolgerne alcuni per iniziativa personale, da autodidatta. Dopo alcuni mesi in una scuola riuscii in modo fortuito a frequentare il "Padiglione X" per un anno tra il 1985 e il 1986. L'impatto senza mediazione con la pazzia umana. Tanta strada con i mezzi pubblici (riuscii a leggere Dedalus di Joyce!) e poi quei giardini ed il silenzio. Sì quello che più mi colpiva era il silenzio del luogo. Poi volti scavati.
All'inizio cercavo il contatto con le persone poi ho capito che non dovevo essere invadente. Mi sedevo su di una panchina in giardino ed aspettavo che qualcuno si avvicinasse. Non si deve imporre la propria presenza né esser convinti di portare salute e verità a chi ha perduto un senso condivisibile. Ricorderò sempre quel signore distinto, sempre pulito e vestito in modo elegante, che sollecitato dai membri di una cooperativa a lasciare l'ospedale per rientrare nella casa di sua proprietà si era ucciso; tornato nella sua abitazione il mattino seguente si era lanciato dalla finestra.
Appena arrivato un altro ospite si era avvicinato e con aria furtiva mi aveva informato che nel padiglione c'era una "cricca di potere". Si riferiva ad altri ospiti che dormivano in una stanza con televisione a colori. Erano i pazienti più evoluti, capaci di gestire la propria giornata e di contrattare con infermieri o staff possibili mansioni da svolgere nel padiglione. Pazienti che vessavano o minacciavano altri pazienti. La paranoia distorce la percezione, ma non oblitera in modo totale le funzioni mentali.
Ho visto un altro paziente sempre gentile e disponibile passare mesi appoggiato con la testa ad un muro e i suoi amici dicevano a chi lo guardava "sta male, sta male… lui fa così". La pazzia fa paura
perché storpia quel tabernacolo interiore che ci fa credere di essere ciò che siamo. Quanti ricordi ora… avevo riempito un bel quaderno di appunti e non lo trovo più, forse sarà andato perso in uno dei miei numerosi traslochi.
Forse avrei dovuto ascoltare il consiglio di un altro paziente: "a Milano non c'è il verde, solo delle aiuole grandi… tipo quello al centro delle piazze". Gli avevo raccontato che probabilmente mi sarei
trasferito nel capoluogo della Lombardia. Era una persona magra dal volto lungo e scarno e dai movimenti lenti; sovente mi raccontava la trama dei Miserabili di Hugo. Il mondo del delirio e delle voci può sedurre e molti hanno pensato ad uno dei sentieri della creatività; invece non c'è libertà nel labirinto che esclude dal consorzio umano. I pazzi possono facilmente suscitare l'ironia… Freud ha scritto che l'inconscio fa ridere, ma si riferiva al lapsus! Ora i manicomi sono chiusi eppure in Lombardia ci sono più ricoverati in comunità, chi a termine chi per sempre, di quanti prima ce ne fossero nei manicomi provinciali.
3.
Si dovrebbe eliminare la Liguria, perché si intromette tra i confini del Piemonte con la Toscana.
4.
Quest'inverno ho dormito tutto il giorno, e quando mi svegliavo piangevo, a causa del maltempo.
5.
Frequento il centro Prinzhorn, dove dipingo. Ho portato alcuni miei quadri con me, per venderli.
Epilogo
Ci sarebbero molte altre storie da raccontare, ma ora non me ne ricordo.
Roma, 10-10-2010
