Composta di more e mugolii di RiTA [intervento site specific]

Biscotti a forma di padiglione e composta di more
"Quando si perdono le radici, quando non ci si sente più appartenere ad un luogo e si cammina sopra ad una terra che non ha nessun legame con ciò che siamo e ciò che siamo stati e sotto ai piedi più che una terra sembra avere una sabbia mobile, nessun posto fisico può più chiamarsi casa e ci si cerca nel buio senza trovarsi, senza riconoscersi.
Può accadere allora di ripescare qualcosa a cui siamo appartenuti profondamente ascoltando un qualche suono, assaporando il gusto intenso di un cibo e ritrovare, ritrovare un tempo in quel sapore, in quel piccolo suono, e per un attimo tornare a capire qualcosa dentro noi.
Questa composta di more e questa passeggiata con voi insieme a Rita, sono simili a quegli acini d'uva dolcissima che veniva da fuori, dai vigneti fuori dal recinto e che Alberto mangiava e condivideva con gli altri.
Mi piace pensare che quegli acini giganti di uva dolcissima riportassero Alberto e i suoi amici almeno per un breve istante ad una quotidianità vissuta con piacere, ad un bel tempo dove per un attimo potersi ritrovare".
Maria Chiara Calvani
Ed ecco, macchinalmente, oppresso dalla giornata grigia e dalla previsione d'un triste domani, portai alle labbra un cucchiaino di tè, in cui avevo inzuppato un pezzo di «maddalena». Ma, nel momento stesso che quel sorso misto a briciole di focaccia toccò il mio palato, trasalii, attento a quanto avveniva in me di straordinario. Un piacere delizioso m'aveva invaso, isolato, senza nozione della sua causa […] Donde m'era potuta venire quella gioia violenta? Sentivo ch'era legata al sapore del tè e della focaccia, ma la sorpassava incommensurabilmente, non doveva essere della stessa natura. Donde veniva? Che significava? Dove afferrarla? […]E ad un tratto il ricordo m'è apparso. Quel sapore era quello del pezzetto di «maddalena» che la domenica mattina a Combray ( giacché quel giorno non uscivo prima della messa ), quando andavo a salutarla nella sua camera, la zia Léonie mi offriva dopo averlo bagnato nel suo infuso di tè o di tiglio.
Marcel Proust, "Alla ricerca del tempo perduto"