Sara Davidovics
OZ, 2010

Lettura performativa

C’è un’ombra. È una lingua lunghissima, un twister, un apriscatole. Uno svuota tasche. Una coperta d’angora. Sotto le dita dei piedi una scala a chiocciola. Una gocciolina, una gaffe. Parentesi graffa. Le nostre teste arrivano fin qui. Una giraffa un’antenna una farfalla un’ape regina una fiaccola. Portami in cima. Alla costola. Toccami. Ora La mappa indica il nord sillabami appendimi per le caviglie. Il tallone entra tutto in un tondo. Attardati. Non è nostro non è di pietra questo gradino un magnete nella mia mano un pigiama a righe. Attardati. Sarai l’ultimo a salire.

Se le hai con te e le avrai contate le saprai. una ad una e le saprai bere
Al corpo non serve cibo. Saprai questo

 

Nord

Cammina cammina che ti cresca un capello solo e dietro l’orecchio. Io che venni con due asole sui fianchi . tu che avevi cinque grilli per la testa e una sola tasca un sasso rotondo e bianco una piccola ruota coi denti fitti. Ho un cavallo zoppo sotto la guancia un oblò.

C’è un cane con il pelo giallo e un buco al centro, c’è del vetro e uno zoo di latta. Tric trac, tracollo. C’è un granchio sul letto due dita di latte una fetta di torta un confetto, blu ti metto un adesivo sulla bocca diventi una Z e il corpo non si compie mai del tutto. L’acqua è fredda e tu sei il Nord. vestirò al contrario.
Hai costruito un recinto, uno scalpello ora tocchi le mie fratture avrai due istrici nel cappello e tre civette sul comò
Tu sei la Z con lo 0 dentro. tu sei il nord.
Mi guardi. il tuo occhio sospeso fra le scapole. Anch’io ho un occhio di meno adesso e il vento è contrario.
Patapum!

S’apri milleuna porta milleuna volta s’aprirono le porte e mille ancora volte celesti s’apriranno tu che non entrasti e io qui come una morta. cammino all’indietro torno sui miei passi io che ti ho vidi indossare un altro ordine loro che ti videro scendere le scale e non tornare. 
Non v’è del tempo che la sua ora che la sua miriade d’altri luoghi quando  si scompose nella miriade di tempi immobili Toccami con quelle tue dita attendimi sulla soglia io che continuo a crescere quando giungerà per questo nostro corpo il moto e il corpo tornerà nella sua forma.

Il lupo ha la bocca grande e due occhi gialli. Io dormo nella sua pancia come una mollica. Sono l’osso di pane sepolto sotto la zolla. Un astro che cammina cammina quando larga è la strada e stretta è la via. Io mangio una mela ogni giorno e il giorno a Nord non dura che un morso io che mastico io che ho la bocca piena. tu che tocchi le unghie te le peli io tutte le vertebre stese in una mano io in fila io ritta sulle due zampe. tu che guardi la notte io che la notte non posso guardarti. Tu che tocchi le unghie io ritta sulle tue zampe. io che la notte non cresco, io che sparisco